NON E’ VERO MA CI CREDO

Non è vero ma ci credo!

Fabio Gravina e Lelia Mangano De Filippo in
“Non è vero, ma ci credo!”commedia in 2 atti di Peppino De Filippo con Dodo Gagliarde,Paolo Perinelli,Paola Riolo, Enzo Casertano, Antonia Esposito, Ferdinando Puglia e Giulia Cesareo.

Scene di Francesco De Summa – Costumi di Susanna Proietti – Musiche originali di Mariano Perrella regia teatrale di Fabio Gravina regia televisiva Maurizio Angeloni
(possibile 1a uscita dicembre 2005)

“Non è vero, ma ci credo!” E’ una frase ormai da molti anni di uso comune. Ogni qual volta si vuole ironizzare sulla superstizione, la jettatura, ma anche sull’astrologia, la magia, ecc: per indicare un finto distacco si dice: non è vero… ma ci credo.

Assistiamo, in questa nostra strana epoca, a magnifiche rivoluzioni tecnologiche; conquiste della scienza e della medicina impensabili solo fino a pochi decenni addietro. Eppure nella nostra avanzatissima società vi sono pericolosi rigurgiti di epoche lontane, di un passato buio fatto di superstizione, ignoranza, crudeltà. Forse Peppino De Filippo quando scrisse questa sua bellissima commedia, immaginava che “Non è vero, ma cic redo!” sarebbe stata di grande attualità anche dopo 50 anni, e che parlare di iettatura e superstizione significava parlare delle nostre paure più remote e profonde.

Attraverso la sua irresistibile comicità, Peppino ci racconta una vicenda che cela una intensa drammaticità.

Il protagonista è supertizioso, prigioniero delle sue manie e delle sue paure. I tanti rituali che accompagnano la sua giornata, le “condotte magiche” a cui si attiene scrupolosamente per sentirsi al sicuro, testimoniano un comportamento ossessivo e compulsivo al limite del patologico. Egli è vittima di se stesso, ma è anche causa di sofferenze altrui: licenzia un suo impiegato perchè lo considera “malaugurio”, assume al suo posto un ragazzo cifotico perchè “Il gobbo porta bene”… Ed è perfino disposto a dargli in moglie la sua unica figlia!
Peppino sapeva bene che queste false credenze sono ancora molto radicate nella nostra società.

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